Le risposte a Zanotelli e a Ciotti. Discutiamone 26 luglio 2018

MIGRANTI/CLANDESTINI (2)

 

Alex Zanotelli va al di là delle opinioni. Nel mese di luglio 2018, ha denunciato la concreta realtà di fondo del continente Africa, dal quale ha origine il flusso migratorio verso l’Europa. Per chi è in buona fede non servono troppe analisi per capire quel che sta accadendo. Nel frattempo però in Italia si è creato strumentalmente un polverone di parole che di fatto confondono, dividono e impediscono di vedere come stanno le cose.

Riteniamo utile riproporre allora il documento di Zanotelli, assieme un nostro commento a quanto Marco Travaglio ebbe a dire qualche giorno dopo, in seguito alla iniziativa delle “magliette rosse” di don Ciotti.

 

 

 

 

Dopo l’appello di alex Zanotelli e l’iniziativa di don Ciotti, registriamo alcuni commenti che vorremmo discutere.
Quello di Travaglio è il primo, comparso su “Il fatto quotidiano” martedì 10 luglio 2018, con il titolo “Sotto la maglietta”.
Parlando dell’iniziativa lanciata da don Ciotti, Travaglio più o meno direttamente coinvolge anche quanto sostenuto da Alex Zanotelli nell’appello riportato anche su questo sito.
Le osservazioni critiche di Travaglio sul tema dei migranti/clandestini, così come su tante altre questioni, non sono mai né banali né scontate, è ovvio. Le sue analisi sono documentate e in buona fede certamente, ma a volte hanno il difetto di non arrivare al dunque: anche in questo caso, infatti, la diagnosi è acuta e intelligente, ma non abbastanza da permettere di intravedere soluzioni reali e definitive al problema, proprio perché la terapia è carente.
Perché infatti, la verità di Travaglio, che a prima vista e in sé appare condivisibile  –per qualcuno addirittura splendida!- cioè che i trafficanti di esseri umani sono il problema, a noi invece appare insufficiente e inadeguata, col rischio quindi di trasformarsi in colpevole complicità. E’ come se durante il periodo dello schiavismo in America, per risolvere il problema si fosse detto che la questione erano i negrieri, i trafficanti di schiavi.
Oggi anche i bambini sanno che il problema era invece in quel sistema economico-sociale che aveva bisogno dei neri come schiavi.Era dunque il meccanismo di vita che le classi dirigenti volevano sviluppare all’origine della nascita e della “necessità” dello schiavismo.
Ci si deve chiedere infatti: per quale ragione gli stessi proprietari terrieri delle piantagioni di cotone del sud degli Usa sono diventati feroci razzisti, se non per motivi esclusivamente economici e quindi politici?
Noi sappiamo che quei signori erano immigrati europei arrivati in America sulla spinta, molti, delle parole della rivoluzione francese  “egalité, liberté, fraternité”  e proprio loro, invece, sono diventati i più anti-libertà, anti-uguaglianza, anti-fraternità!

Il nostro Laboratorio vuole insistere sempre sulla ricerca degli aspetti che sono all’origine e che rappresentano le cause a monte dalle quali traggono alimento i fenomeni che ci colpiscono, e quindi noi vogliamo sollecitare tutti a farla questa ricerca, perché solo la verità può essere davvero utile per capire le cose, e quindi aiutarci a uscire dalla confusione delle idee.
Se diciamo che il problema sono i trafficanti, per risolverlo dovremmo dedicarci alla caccia ai trafficanti. Ma in questo modo, quando anche fosse possibile, le popolazioni che dall’Africa vengono in Europa come migranti continuerebbero a restare immerse nella condizione di estrema miseria, povertà e sfruttamento, la situazione attuale che rappresenta l’oggettivo vero problema, che poi li costringe a fuggire fino a noi.
Ed è così, allora, che la vera questione non viene né affrontata né risolta.

Travaglio infatti in questo senso diventa molto preciso: richiama l’iniziativa lanciata da don Ciotti di indossare una maglietta rossa in segno di solidarietà con le vittime del mare, e di protesta contro le politiche di chiusura verso i migranti, sostenendo che le magliette rosse rischiano di diventare “un’arma di distrazione di massa dai veri problemi”. Perché i veri problemi, secondo lui, “se vogliamo provare a ragionare sui fatti, andando oltre la commemorazione dei defunti e il derby fra tifoserie buoniste e cattiviste, non sono questo o quel governo, ma i trafficanti di esseri umani.
Parliamo di organizzazioni malavitose gigantesche, potentissime, ricchissime e attrezzatissime che fanno, disfano e ricattano i governi locali, dispongono di milizie armate”.
Travaglio conclude il suo articolo dicendo alla fine che “l’equazione più ONG meno morti è falsa: è vera invece quella meno sbarchi meno morti. E questa passa da due strettoie obbligate. 1) Un ruolo più attivo e autonomo delle autorità libiche, per terra e per mare, con l’aiuto di Italia e UE, e una stretta vigilanza sui campi profughi spesso ridotti a lager. 2) Una campagna di controinformazione nei paesi di partenza sui rischi che i migranti corrono nell’attuale situazione: come ha scritto Antonio Padellaro, ‘informiamoli a casa loro’ contro le false promesse dei trafficanti.
Sarà meno affascinante e consolatorio che indossare una maglietta rossa, ma potrebbe essere persino più utile.”

E’ qui che vogliamo intervenire.
Come si può pensare in questa situazione che le autorità libiche  -che non ci sono!- abbiano un ruolo autonomo per fermare gli immigrati?
Ma le autorità libiche hanno prioritariamente il problema di trovare la propria strada, devono affrontare e risolvere il compito immenso di trovare un’unità di tipo statale, ricostruire il proprio paese distrutto dalla “nostra” guerra!
Il suggerimento di Travaglio appare quindi ingenuo, se non addirittura patetico.
La seconda osservazione sulla  “controinformazione a casa loro” vorrebbe essere seria ma, ci chiediamo, come si fa ad andare tra i popoli che fuggono da situazioni insostenibili come quelle che si vivono nei paesi africani, e dire: “non partite più perché correte il pericolo di annegare”, oppure  “perché sono false le promesse di chi vi imbarca”?

Ci teniamo comunque a ribadire che le ragioni per cui non siamo d’accordo con Travaglio sono poi le stesse con le quali diventa facile smontare i “discorsi” e le demagogie dei Salvini di turno.
Qui da noi, infatti, dobbiamo obbligare “il nostro”a ragionare, dobbiamo metterlo con le spalle al muro: non bisogna seguirlo sul suo terreno, ma riportare i termini della discussione sul piano della realtà, che è storica, economica e oggettiva. Non bisogna cadere nel tranello di seguire certi “personaggi” là dove possono avere buon gioco. Bisogna ricordare sempre che la “tecnica” della demagogia è vecchia come il cucco, e però si ripresenta sempre come nuova: inventarsi furbescamente una realtà che faccia comodo e che sia funzionale ai propri fini.
I Salvini e soci, infatti, che ogni tanto si presentano in primo piano sulla scena, si rifiutano di prendere in considerazione la realtà storica, e la relegano ad argomenti peregrini o troppo ampi e generici, o troppo lontani dalle problematiche specifiche e contingenti, dall’esperienza concreta quotidiana della gente, dicono. Bisogna smascherarli perché la concretezza non è la meschinità, diciamo noi!

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